Pubblicato da: magazinearche | dicembre 21, 2008

Macchè guerra, questo è il soft air

E siste uno sport che basa le sue regole sul fair play, sulla correttezza e sul rispetto reciproco. Ed è uno sport praticato con passione anche nella Sicilia sud-Orientale. Nulla di strano se non fosse che la pratica di questa attività sportiva prevede l’utilizzo di armi da fuoco, rigorosamente giocattolo, e azioni tattiche-strategiche di combattimento.

Il soft air – il tiro tattico sportivo – è, infatti, uno sport basato

sulla simulazione militare, ma del tutto assimilabile ad un gioco di ruolo in cui fazioni opposte devono conquistare obiettivi prefissati.

Superata indenne la crisi della fine degli anni novanta, determinata dalle forti critiche alla natura del gioco da parte della stampa e della società civile, il soft air si è guadagnato un suo spazio nel mondo dei club e delle associazioni sportive: ad oggi ne esistono più di 600 su tutto territorio nazionale, e ben sei sono nate tra le province di Siracusa e Ragusa.

«La disciplina del soft air si basa sulla simulazione di attività di tipo strategico- militari, facendo perno su elementi come la tattica, l’orientamento, la cartografia, la lealtà, la pianificazione operativa, l’estremo contatto con la natura, nel suo più totale rispetto». Queste le parole che Davide Di Giacomo, presidente dell’associazione Legione Iblea Motuka, utilizza per spiegare in estrema sintesi ai neofiti in cosa consista questo sport, che pratica dal lontano 1994 con il medesimo impegno e l’identica passione del primo giorno.

«Grazie a tale disciplina – continua Davide – è possibile affinare la proprie capacità di concentrazione e percezione audiovisiva, stimolare i riflessi, migliorare la forma fisica, sposando valori come lealtà ed onestà». Ma ciò che più colpisce di più nell’ascoltare le parole del softgunner sono i due principi ritenuti fondamentali per il corretto esercizio di questo sport: l’amore per la natura e l’onestà.

«Il giocatore di soft air non è un invasato, un egoista, uno schizofrenico, un malato della guerra – ci spiega Davide – E’ bensì un amante della natura, con il quale gioca in simbiosi, è altruista, gioca sempre in cooperazione con la squadra, rispetta gli altri e l’ambiente che lo circonda proprio perchè in esso non esiste violenza, né scontro fisico».

Accompagnati da questa consapevolezza, assistere ad una partita di soft air diventa un’esperienza coinvolgente ed eccitante. Così come seduti intorno ad un tavolo, con davanti a sé un’enorme mappa su cui muovere le diverse pedine, una squadra di softgunners sembra muoversi armonicamente guidata da una mano invisibile. Ogni giocatore diventa parte e strumento di una struttura più grande, senza cui non avrebbe senso né i propri movimenti, né la propria missione: la squadra. Ed è proprio in virtù della squadra che un giocatore attacca , esplora, talvolta si sacrifica esponendosi come bersaglio per permettere ai compagni di avanzare indisturbati. «La soddisfazione maggiore per chi gioca con noi non è sparare più pallini possibili, ma portare a termine la missione. Le armi sono solo uno strumento, ma il vero motore è tutto qui- ammicca Di Giacomo poggiando un dito sulla tempia- Esistono anche dei veri e propri tornei in cui l’uso delle armi non è previsto, occorre invece rintracciare degli obiettivi tramite indicazioni cartografiche». Ed è proprio la cartografia una delle scienze più utilizzate dai giocatori, che acquisiscono i primi rudimenti di lettura di mappe durante vere e proprie lezioni tenute dai giocatori veterani.

Il softgunner è una persona come tante: uno studente, un lavoratore, un dipendente, un professionista, un manager. Chiunque, insomma, ha come interesse la strategia, la natura, il gioco di squadra e l’amicizia può giocare a soft air. Non esistono Rambo in questo gioco. Tutti i membri della squadra lavorano in sinergia per portare a termine la cosiddetta missione. Tra gli appassionati anche alcune ragazze, che spesso spiazzano i compagni del sesso forte per determinazione e capacità. Le pesanti scarpinate che il gioco prevede, come anche i movimenti fulminei e scattanti prevedono un solo requisito: godere di buona salute.

«Quest’anno abbiamo raggiunto la considerevole cifra di 60 affiliati – afferma il Presidente della Legione Iblea Motuka – Ciò comporta sicuramente un maggior sforzo per coordinare al meglio le attività, ma io e il Consiglio Direttivo siamo impegnati a rendere questo nostro sport ancor più conosciuto, e soprattutto a sfatare quei falsi miti che lo circondano. Usiamo armi- torna a precisare- , ma sono solo giocattoli che sparano innocui pallini biodegrabili del diametro di 6 mm, che provocano solo un leggero pizzicotto».

Certamente la mimetica e l’attrezzatura militare potrebbero suscitare diffidenza verso chi non conosce questo sport, ma anche qui le motivazioni sono di tipo pratico: «Anche se questo gioco non prevede particolari pericoli, il singolo giocatore ha l’obbligo d’indossare un paio di occhiali per proteggersi gli occhi e un abbigliamento consono ai fini di proteggere le parti vulnerabili, per potersi mimetizzare al meglio con la natura e calarsi in modo appropriato nella simulazione stessa». E che succede a chi viene colpito e nella simulazione del gioco muore?«Alza la mano e si dichiara colpito. Rientrerà in gioco al termine della fase di gioco». Nessuno che provi a far finta di nulla? «Capita raramente, soprattutto a chi inizia a giocare. Ma appena si gusta a fondo questo sport si scopre che il gioco è basato totalmente sulla lealtà, proprio perché si utilizzano pallini non inchiostranti e nella sua pratica non esiste alcun tipo di contatto fisico tra i giocatori. E’ fantasia unita all’impegno e all’amore per tutto ciò che è aggregazione e vita associativa e fare il furbo sottrarrebbe solo complicità nel gioco di squadra».

Chissà se esagerano quando lo definiscono lo sport del XXI secolo…intanto è innegabile che tanti, sempre di più, amano trascorrere le domeniche all’insegna del divertimento, dell’amicizia e del gioco di squadra. Pazienza se capita di imbracciare anche un fucile tra le mani, questo è il soft air.

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