Primo Piano

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Quale energia per il futuro e quale futuro per l’energia?

Di Salvatore Cavallo

La questione energetica è davvero complessa. In essa si ravvisa, infatti, un complicato intreccio di problemi che vanno ben oltre l’urgenza della questione ambientale, sfociando in ambiti etici, economici e scientifici. Tre sono infatti le principali dimensioni di questa complessità: quella economica ed etica , che difficilmente possono essere scisse, quella delle tecnologie future e quella relativa alla dimensione locale.

L’origine della questione energetica.

La complessità della questione energetica nasce dalla sua dimensione. Basti pensare che la popolazione cresce nel tempo e soprattutto nei paesi in via di sviluppo con ritmi vorticosi, passando da 6 miliardi nel 2000, 8 miliardi nel 2020, fino a diventare 10 miliardi nel 2040.

Più cresce la popolazione e più aumenta la domanda di energia, poiché essa rappresenta il fattore essenziale della civiltà umana a cui sono connessi sviluppo, ricchezza, innovazione, sicurezza e salute.

Se servono delle cifre concrete per quantificare l’aumento di questa richiesta possiamo tradurla in tonnellate di petrolio: da 10 miliardi di tonnellate nel 2000 a 13 miliardi nel 2020, fino ad arrivare a 18 miliardi di tonnellate di petrolio nel 2040. Una recente previsione pubblicata dalla IEA ( International Energy Agency ) nell’Energy Outlook 2008 indica il raddoppio della domanda di energia nel pianeta per i prossimi 20 anni.

Tale andamento della domanda dimostra innanzitutto la tendenza a recuperare la situazione di sproporzione nell’attuale consumo di energia tra Paesi Occidentali e Paesi in via di sviluppo: basti pensare che mentre un bambino italiano gode di abbastanza energia per giocare alla playstation, guardare la tv, studiare al computer e andare in vacanza, un suo coetaneo indiano o africano probabilmente non gode di quell’energia per soddisfare neppure i bisogni primari. Oltre 1,5 miliardi di persone, infatti, sono prive di elettricità , corrispondente a circa un quarto della popolazione. Oltre i 4/5 di tale popolazione vive nei Paesi di via di sviluppo.

Risulta chiaro che l’umanità, tuttora, non possiede la capacità di soddisfare completamente questa “fame energetica”, peraltro in costante crescita, e conseguentemente non è in grado di rispondere alla richiesta di sviluppo economico e di benessere.

Da ciò nasce il primo aspetto etico della questione energetica: se la produzione mondiale di energia è insufficiente, come garantire a tutte le popolazioni, specialmente a quelle più povere del pianeta, la possibilità di alimentare il proprio sviluppo economico e raggiungere e mantenere gli stessi livelli di benessere delle popolazioni ricche? I Paesi in via di sviluppo, in tal modo, sono condannati ad un imbarazzante situazione: vorrebbero accedere ad uno stadio di crescita maggiore, ma non possono farlo in quanto non è disponibile abbastanza energia per soddisfare le loro richieste.

Il primo aspetto etico della questione ne diventa così il suo primo vincolo. Qualunque soluzione alla questione energetica che eluda tale vincolo etico è incompleta e sarà, nel futuro, fonte di conflitti.

In secondo luogo, la combustione di petrolio, gas e carbone, costituisce la principale fonte energetica del pianeta e lo resterà ancora per molti anni. Tuttavia proprio la combustione, con l’emissione di CO2 , è responsabile dell’effetto serra che alimenta il riscaldamento del pianeta ed i conseguenti disastrosi mutamenti climatici. Risulta evidente che l’inquinamento costituisce il secondo aspetto etico della questione energetica: la necessità di limitare, nel processo di produzione ed uso dell’energia, danni all’ambiente. Il principio della salvaguardia del creato diventa un ulteriore vincolo etico della questione energetica.

Sul rispetto di questo vincolo si sono impegnati i Paesi più sviluppati: la UE con i recenti massicci piani di riduzione delle emissioni dei gas serra imposti ai singoli Paesi Membri; il nuovo Presidente degli Usa che ha annunciato di fare delle energie alternative un vero e proprio asse di sviluppo della nuova economia americana e planetaria. Ma occorre che tale urgente consapevolezza coinvolga anche la base della piramide mondiale e non solo i vertici, per accogliere con sensibilità e collaborare ai provvedimenti adottati.

Il futuro dell’Energia


Nonostante tali problemi, l’energia da combustione, pur diminuendo, rappresenterà la quota maggiore tra le fonti energetiche: l’85 per cento fino al 2020 ed il 75 percento al 2040.

In queste condizioni che disegnano scenari con equilibri sempre più precari, due sono le alternative che si affacciano nel futuro dell’energia: l’energia nucleare e l’energia da fonti rinnovabili.

L’energia nucleare rappresenta una immensa fonte di energia, praticamente inesauribile. Tuttavia è basata su tecnologie davvero complicate e rischiose. Rischi che risiedono sia negli aspetti legati ai principi che sfrutta e sia nella inadeguatezza dei sistemi organizzativi chiamati a dominare e gestire tali immense energie.

Non si può infatti trascurare che un incidente nucleare distrugge, inquina e contamina ampie regioni geografiche e lo fa per centinaia di anni; inoltre, l’uso della tecnologia nucleare da fissione produce scorie che necessitano secoli per essere smaltite. Questo origina il terzo aspetto etico ed il terzo vincolo: ogni attività umana deve rispettare il patto tra le generazioni.

Inoltre, gli stessi principi che stanno alla base dell’energia nucleare costituiscono la base del funzionamento degli ordigni nucleari. Paesi che detengono la capacità di produrre energia nucleare possono disporre della tecnologia per costruire ordigni di distruzione di massa.

Nonostante tali rischi , l’energia nucleare costituirà una importante forma di energia e che accompagnerà lo sviluppo economico del pianeta. Il suo contributo è stimato con un trend crescente: 7 per cento, di energia da fissione, fino al 2020, il 10% entro il 2030 per arrivare al 20 per cento al 2040.

Le fonti rinnovabili di energia

Nella disperata ricerca di energia, tuttavia, non è possibile trascurare nessuna possibilità. Il pianeta è investito costantemente da un enorme flusso di energia nelle forme di luce e calore. Ricorrendo all’equivalente petrolifero, tale flusso è possibile stimarlo in oltre 150 mila miliardi di tonnellate di petrolio.

La scienza ha sviluppato tecnologie utili alla captazione e all’ utilizzo di tale inesauribile fonte di energia, che risentono di un notevole scarto nell’utilizzo ed ancora rimangono poco diffuse.

Per il futuro prossimo, è previsto uno straordinario aumento di tali fonti fino a raggiungere circa il 10 per cento della produzione energetica mondiale.

Ed è solo l’inizio dell’applicazione di tali tecnologie ma tra i futuri dell’energia è quello più promettente.

Le fonti rinnovabili di energia soddisfano tutti i vincoli etici descritti in precedenza. Possono, inoltre, sostenere lo sviluppo economico anche per i paesi poveri, salvaguardano il creato e non consegnano alle future generazioni un pianeta inquinato.

Per sostenere lo sviluppo di tali fonti non occorrono, infine, grandi investimenti, immense ed invasive infrastrutture.

La dimensione locale

Se l’auspicio comune è quindi un veloce sviluppo e diffusione di energia da fonti rinnovabili, non si può lasciare campo libero alle iniziative spontanee, ma occorre una regia capace di definire un sistema di regole, di comportamenti e di codici etici di sfruttamento e di uso che traducono la necessità di un uso razionale dell’energia. Nonostante i molteplici vantaggi che le fonti rinnovabili offrono, infatti, il loro uso intensivo ed estensivo, senza regole e confini, senza limiti e senza costi comporterebbe pericoli non indifferenti.

E’ necessario, dunque, definire un sistema di regole, minimali, che intervenga su tre livelli.

Occorre disegnare, innanzitutto, un piano locale per la localizzazione urbana e territoriale delle centrali e delle piccole fonti di energia rinnovabile e definire i criteri di integrazione delle fonti alternative nel modello di sviluppo, nello scenario territoriale ed urbanistico della nostra comunità. Una massiccia azione a favore della cultura dell’applicazione e dell’uso razionale dell’energia, anche per l’energia da fonti rinnovabili, è infine indispensabile per rendere vitali i provvedimenti intrapresi dalle amministrazioni.

Diventa inoltre necessario, per una diffusione razionale delle fonti rinnovabili di energia, la elaborazione condivisa da tutte le comunità locali dell’area sud-orientale della Sicilia di un piano complessivo per l’insediamento delle centrali di tali energie.

Lo scenario della produzione di energia alternativa, spinto da cause geopolitiche, potrebbe subire una forte accelerazione tale da determinare una diffusione incontrollata di centrali di taglia piccola e media di energia rinnovabile.

Se da un lato ciò è auspicabile dall’altro lato si ravvisa la necessità di stabilire criteri di salvaguardia del territorio, del tessuto urbano e delle risorse ambientali. Le comunità locali saranno le cellule fondamentali di uno sviluppo importante e per questo dovrebbero essere chiamate a definire e condividere piani, strategie e regolamenti con cui consentire l’insediamento e la diffusione di tali centrali.

E’ necessario infine che i Comuni della zona, in modo unitario e condiviso, adottino una comune strategia di diffusione ed un comune sistema di regolamentazioni.

La produzione di energia da fonti rinnovabili deve integrarsi in una nuova concezione di sviluppo economico del territorio. Un territorio che sceglie la vocazione dello sviluppo dell’agricoltura di qualità, dello sviluppo di una nuova ruralità, della promozione dei beni culturali, una comunità che adotta concordi piani di distretto economico e che elabora un comune piano strategico di zona deve anche puntare alle energie a rinnovabili. Si coglie la diffusione di una consapevolezza della necessità dell’uso razionale dell’energia, che deve però tradursi nell’adozione di adeguati approcci e comportamenti individuali e pubblici.

Ci accingiamo a vivere uno scenario in forte evoluzione in cui l’economia non sarà più guidata da un esclusivo criterio di profitto. Nuove prerogative e nuovi principi la guideranno: la qualità dei processi produttivi, la qualità dei prodotti e dei servizi, il rispetto dell’ambiente.

Noi abbiamo il dovere di tradurre tali nuovi principi in eguali opportunità di crescita e di sviluppo per tutte le comunità del pianeta anche per la nostra piccola preziosa comunità locale.

Responses

  1. Ieri, 12 Dicembre 2008, in occasione della presentazione della rivista mensile Archè, evento che ha registrato la presenza di un elevato numero di partecipanti, un intervento gradito, e di alta rilevanza professionale e culturale, è stato quello del Prof. Salvatore Cavallo, pietra miliare della cittadina rosolinese. Il suo articolo, pubblicato alla pagina 8 della nuova rivista, rappresenta un intervento importante che deve essere spunto di riflessione per tutti noi.
    Le risorse energetiche che maggiormente utilizziamo sono limitate anche se, erroneamente e prepotentemente, ne usufruiamo come se fossero illimitate e sempre a nostra disposizione. Il nostro atteggiamento reca seri danni all’ambiente in cui viviamo e che, nonostante il nostro peso antropico, ci ospita. Siamo inquilini nella casa della natura e, come tali, dovremmo essere più responsabili e cercare di limitare gli sprechi e attuare un consumo che possa definirsi “critico”. La rotta, verso l’iper-sfruttamento del pianeta, deve essere invertita e, naturalmente, deve esserci, in primis, un cambio di direzione culturale ed etico, tenendo presente, come sostiene Morin, che “la cultura è il motore dell’evoluzione umana” e, tramite essa si può pensare ad una reale inversione di marcia che convogli i risultati ottenibili a livello locale in risultati proiettati verso il globale.
    Concludo lanciando un invito, quello di calcolare l’impronta ecologica di ognuno di noi attraverso il sito ecologicalfootprint.com. L’impronta ecologica è un indicatore che permette di stimare il nostro carico antropico. Mediamente un italiano raggiunge i 4 ettari globali, l’americano quasi 10 e l’indiano 0, 8. E noi rosolinesi?

  2. Cara Giovanna,
    sono molto felice per la tua evidente sensibilità verso questi temi che, ancora oggi, riteniamo siano “affari del mondo”, ma non “affari nostri”!
    Salvatore Cavallo, con la sua competenza, ha esposto benissimo il problema…sta a noi, a chi leggerà queste pagine, trarne spunto per iniziare a vivere in maniera un po’ più “ecosostenibile”.
    Che mondo vogliamo lasciare ai nostri figli? Questa è la domanda priva di retorica che occorre porsi.
    Grazie anche per la segnalazione del curioso sito, verificherò subito la mia “impronta ecologica”!

  3. Mi sento molto interessata e coinvolta dal problema “ambiente”, che da un po’ di anni è sempre sulla cresta dell’onda e ci invita a riflettere sui nostri attuali stili di vita e sulle loro evidenti ripercussioni.
    Mi chiedo sempre come possiamo noi, specialmente al sud, essere così ciechi di fronte all’evidenza!
    Nel nostro piccolo possiamo fare del nostro meglio, ad esempio con la “RACCOLTA DIFFERENZIATA”, che non è un optional ma una urgente necessità.
    Ed invece si continua come se niente fosse, tanto noi stiamo bene, ci penserà chi verrà dopo di noi ( i nostri figli).
    E poi è faticoso differenziare, dobbiamo portare la spazzatura fino alle campane, dobbiamo tenere più di un sacchetto in casa, e con tutto quello che abbiamo da fare ci manca solo quest’altra seccatura!
    Quando differenzieranno tutti, ci penserò pure io.
    Ho letto da poco che la provincia di Siracusa è all’ultimo posto pella percentuale di cittadini che differenziano, il 2 % , nei confronti di province del nord che si avvicinano al 70 %.
    Non ci lamentiamo quando ci dicono “Sottosviluppati”! Perchè non è un’offesa ma la realtà!


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